parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mela

Se profumi di mela lo sai
che nessuno ti lascerà mai.
E se qualcuno t’ha informato
del suo olfatto raffinato
da lontano tienilo d’occhio
ché un lago conosce il suo ranocchio.

 

giallo

Madonna delle rocce

 

Perché,

di quando avevo pochi anni

ricordo delle cose lancinanti

come lancia orizzontale

che trapassa il tempo lineare

senza sbalzi ondulatori?

Li ricordo i pochi anni

quando affiorano potenti

nella crema gialla

dei miei trenta arrotondati

quando imparo poco o niente

dal conflitto che mi porto camminando

donna infante,

e faccio posto alle ingenuità passate

di come non capissi cose ovvie:

si sconvolge la pretesa di sapere

che mi aiuta a progredire.

Mia madre ci teneva a dire al mondo

delle mie caviglie deboli.

Solo adesso me lo chiedo come è andata

a non doverle mai spezzare tanto.

Vergine delle Rocce.jpg

Vergine delle rocce

Leonardo Da Vinci

Siamo banali uguali (non solo gli amanti ma le piccole persone distanti)

Se siamo diversi

e lo siamo

c’è un problema

C’è un problema?

E non è la distanza che intercorre

mentre corri e io sto ferma

o del muro che porto

a ogni tuo slancio

o del fatto che sto mentendo

per la tua vigliaccheria

e per la mia.

Siamo diversi

ma ci sforziamo

perché siamo uguali

ma non combaciamo.

Se tu mi fai eros

cerchi poi il tanatos

come quelli in trincea

per scelta e non

per coraggio.

Cosa vogliamo ammazzare?

E se fosse un immenso che ci separa, che dici lo vogliamo sapere?

Siamo diversi ma a me non importa,

perché non smettiamo.

pianeta-9

Il Pianeta 9: un gemello dal destino incerto.

Poesia dell’estate (passata)

alveare

Come il miele per le api, e io

dovrei fare il moscerino?!

Ovviamente no.

Faccio l’ape regina, semmai!

Vedo un campo senza rivali

pieno però di contrade e pagliai.

Che becchino pure mangimi etilici

cadranno a sciami

in campi lunghi ed epici.

Poesia della colazione lunga

soldatino-di-piombo

Sei un bambino cresciuto
barbuto soldatino
che ti accartoccio per strada
un po’ fidanzata un po’ malocchio.
Non mi fai quella paura elegante
croccante panatura
leggerezza ammaestrata
o crostata all’ebbrezza,
non mi arrechi neanche danno
di compleanno pieno di sprechi.
Non sei neppure splendido pensiero
piccolo veliero candido,
eppure nuova mi fai:
ai! se le rompi le uova.

Le cose che fanno male

il-silenzio-degli-innocenti

Non datemi retta,

mi sento imperfetta

svuotata corretta,

pigreggio in un tempo andato

come il gatto fuseggia

crocchette, e i calabroni

svolazzano come farfalle

ocra e marroni

non come quelle delle televisioni.

Non datemi retta

ma datemi in pasto

alle cose che fanno male

alle zanzare:

non importa

mi vado a sollevare.

I giganti

Dopo la visione dello spettacolo “I giganti della montagna” di Pirandello, adattamento e regia di Roberto Latini.

Nell’immagine la nebulosa planetaria NGC 7293

conosciuta come Occhio di Dio

occhio di dio .jpg

 

Girandola scura di luce bruciata

in mezzo mi ci sento invecchiata

e vomito il mondo dal centro

ombelico, la vita che ho dentro.

Non sono stanca e il vigore

mi sembra vero, amore,

ma le sento, tutte

parole crudeli distrutte.

E ammazzo ti giuro,

perché non ho coraggio, abiuro

nego la forza dalle mani irradiata,

la voglia smisurata.

Ho imparato a negare

e mi odio amare,

per questo consumo le cose

mentali che nella realtà si chiamano rose.

Dovrò pur prendermi il frutto del seme,

perché lo vedo cresciuto, piange di notte

ma sta bene.

 

 

Tutto

Ho capito

che non avevo capito

perché non potevo,

perché è un regalo

quello che sei e non solo per me.

Arrivano qui, da queste mie parti

a dirmi chi sono

prudenti, pacati

piccanti e incapaci,

innocenti e stupendi

e io che banale che sono

che rompo gli schemi

dopo che il mondo mi fa l’occhiolino

e mi parla di draghi, principi

dai capelli inconsueti, e

anime incantate

che ce le ho tutte qua

prima ancora di averle accettate.

Sei rimasto con un pezzo di cuore

lontano, in un villaggio abbozzato

da dio e dalla poesia,

che io imparo ancora da chi li distingue,

e non come quando davo a Cesare il suo:

voglio tutto, perché tutto

è mondo.

foto di Serena Canterelli

stupore.jpg

Febbre

Avere la febbre è un dono degli dei
e ti appoggi dove puoi a fluttuare
senza conoscere mai la gravità.
È come un ordine del ministero
di una calma non voluta
e puoi fare in due modi
o scegli il buono e ti lamenti,
o scegli il grigio e tutti i santi.

 

Illustrazione Giulia Tomaifebbre giulia tomai.png

Va bene

così quello che viene anche in prestito va bene

Mi voglio innamorare senza vento

una volta a settimana

con folle allegra gelosia

e non piantare a fondo

se non la vita e

il sorriso tuo

ballando di euforia

così quello che viene

anche in prestito va bene.