parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: aprile, 2014

Dialettica nel parco

Ma come fai a sottrarti al tuo carnefice?

E me lo chiedo, perché ti ucciderei

per ripescarti col retino, insieme agli insetti che hanno sete.

Ogni volta che ti penso,

mi sento acerba,

giovane e invecchiata

di un sapore semplice e scontato:

il problema è che mi piace

e poi resta là, come lo scivolo

senza gravità.

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Foto di Anna Di Prospero

(Con)vivendo

Scendere le scale una ad una non è il contrario dell’audacia

e se taglio a spicchi la buccia dell’arancia

mi sento più al sicuro, di quando

tocco un palo della metro

e poi non posso mai pensare ai germi.

Salvare le parole da uno schianto micidiale

è impegno grande,

e se lavo i pomodori

le mani fanno male

ma mai come la felicità.

Guardare spettatori imbarazzati

al cinema d’inverno, non è

voler sapere cose grosse e inesplicate,

e se tolgo il verde quando mangio è

perché mi vergogno

pure col sorriso.

Rispondere di sì a una domanda storta

è un atto coraggioso,

e se lecco la nutella dal coltello

lo faccio solamente per pulire.

Dimenticare le cose fatte insieme è un rischio fattuale,

e se sto male lontano dal mio sole,

non sarebbe giusto allontanarsi tanto,

ma la strada è sempre indietro la più certa,

piena di meravigliose insidie quella nuova.

 

Torturare la pelle è paura manifesta,

ma se ti tengo nel mio cuore

ti permetto di pensarmi

ogni volta che ti pare.

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