parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: dicembre, 2013

Crrciùk

La memoria audio è quella più difficile.

Come se i suoni, i rumori si disintegrassero al di là dello spazio.

Ogni mattina mi sveglio, scendo dal letto, ripenso alla vescica che ho svuotato, al profumo del caffè

allo specchio che ho evitato, e ai cappelli che mi toccavi.

Il tuo corpo, sopra l’immagine di me,

leggerezza estrema di aria sull’acqua , di limone nel thè.

Mi sono chiesta dei suoni, dopo averli ricordati.

Al respiro affannato, il mio,

a quello del tuo russare, piano.

Ho sentito i capelli che pettinavo quell’estate in cui erano corti.

Ai piedi nudi nella notte calda,

sul pavimento caldo anche lui,

e il sudore che faceva un suono sordo, che adesso urla.

Sarà che che le onde attraversano il tempo come una distesa.

Li vedo addirittura i suoni,

delle tue cuffiette aggrovigliate del pc.

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Prendiamo un’auto

Prendiamo un’auto

e schiantiamoci nell’aria.

Guidiamo a turno ché i piedi ballano

alterni e gioiosi.

Prendiamo un’auto sgangherata

e andiamo lontano verso quello che vogliamo

e non sappiamo, verso il ritmo del mondo

che si stringe e spinge sulle teste,

leggere di pause a capo

di vite.

Prendiamo un’auto purché ci sia musica.

La scegliamo in due ma non insieme,

ne ascoltiamo a turno

e ridiamo dei gusti non detti.

Faremo finta di essere diversi, ogni 3 minuti

a inventarci trottolini, bambole,

becchi gialli e tartarughe.

Prendiamo un’auto

che fingeremo chitarre

e batteria, e basso e violoncello.

Biscotti per microfono

e cioccolato sulla bocca.

Quanti anni avremo?

Quelli che abbiamo sempre,

e un po’ meno di quelli che

avremo un giorno.

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Alter

Conosco a memoria le pause

che mai furono più giuste di virgole sul pentagramma:

so gli accordi stridenti imbastiti in difetti

di luci che tremano e lucidano gli occhi.

Conosco le lacrime di fastidio e quelle di ricordo,

dal sapore difficile del coraggio ritrovato.

Ripasso gli sguardi e li rilevo nel levare dei pensieri

prima che il battere sia l’atto, e il potenziale

appaia ancora il non essere.

Ma io so le idee, la brace stanca e calda

del caminetto nella casa che sei.

Conosco le pieghe, le ossa

sbagliate che riconoscerò.

Da lontano sento la memoria

e si accuccia nell’incostanza nota,

e la meraviglia che ha voglia di esplodere ancora

di imparare a memoria

altri mondi.
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Imperfetta

Non ho bisogno che l’essere si manifesti

nella gente che c’è intorno, che gira

e poi arriva a me,

come zucchero filato

dimenticato per sbaglio alla fiera di domenica.

Non ho bisogno di negare che la tristezza

al di fuori del corpo, sia il letto

del fiume che scorre veloce,

 prima del mare:

il dolore evapora dalla pelle che suda

di sauna piangente.

Non ho bisogno di negare il vero

per il coraggio mancato del cuore:

piuttosto uccido Biancaneve,

in una mano il cerbiatto

nell’altra il cacciatore.

Non ho bisogno di ricordare i sogni,

quelli chiusi e quelli palesi

come non ho bisogno che niente

si renda necessario.

Sarò bisogno estremo,

dolore lancinante,

e gioia eterna.

Imperfetta,

di me non avrò bisogno.