parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: ottobre, 2013

Il mio paese

Il mio paese è una bacca rossa,

secca di un succo lontano, di memorie

di odori bambini in eterno,

e gira, per girare come le trottole

lasciate stanche.

Il mio paese è giallo

e accieca come il sole, tiepido

delle primavere ordinarie del mondo,

avvolge come pesche d’estate

e cuscini ambrati di miele.

Il mio paese gela i nasi arricciati dei curiosi,

lega le piume agli uccelli del cielo,

e fischiettano loro, sicuri del tempo,

perdenti di un luogo.

Il mio paese è aspro di mandarino appena colto,

e sprigiona l’odore tra i banchi di scuola,

colora le mani

che sanno fare l’amore.

Parla la lingua che sa

nitida come impronte sui finestrini appannati.

Il mio paese canta, dalle finestre sulla pianura,

logora i pensieri e li regala agli spiriti dei contadini.

Passa la voce,

corre nei vicoli

sbatte come il vento sulle porte,

e si fa spiffero tra le coperte.

Il mio paese è come gli amanti perduti,

che finiscono col camminare,

senza voltarsi,

per non cadere insieme.

(La foto è stata presa dal portale del mio paese)
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L’amore delle bombe atomiche

Mi chiesi chi volevo essere,

mi risposi di chiedermi cosa.

Le cose bruciano in calori immensi

e si aprono come un foglio che arde nel mezzo,

si bucano e vedi il mondo

che sembra nuovo ma è solo pulito.

Risposi che volevo essere acqua

senza lavare, né acqua che scorre,

volevo insinuarmi e correre nella roccia,

spaccare gli atomi

e ricomporre molecole:

parole di breil che si toccano

e ricordano il senso dimenticato.

Mi chiesi cosa fa un poeta,

che arranca, che muore

e mi risposi con movimento di braccia

che nuotano e spallano sabbia,

e spargono polvere da diventar ciechi;

e scoprono mondi nei mondi

abitati, di anime che scelgono corpi.

Mi chiesi che senso avesse il mio sangue

e pensai all’uomo che nella caverna vede la luce:

uscii per entrare in un abbagliante chiarore.

Una mano mi prese per mano

a continuare dove già eravamo.Image

Distesa

Una  madre lo sa, dal viso,

nel ventre

una piccola morsa accende la vita

che parte di parte composta

ammazza il dolore di prima

e sposta i limiti della gioia:

ché una caramella rubata

non può che esser bene

per la fatica di madre stremata.

Guardare le foto della città

mi rende viandante nel corpo

e non mi bastano le stelle,

 e il cielo, qualunque

mi abbia dato il sereno

in un giorno di ferie

da un mondo presente

ma spesso al di sopra

di noi, o solo di te.

Non pensarmi stupito,

di un amore senza eguali,

di un amore al di là della materia:

mi sento gravida

nel morso sul cuore

che preservo,

presento, astengo

e fa male.

Vorrei che il mondo fosse cieco

a questa distesa di eterno,

desolata e dorata

come me.

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Sono riva

Progetto case per aria

con la cura di castelli,

con bacchette asiatiche da mago

dico abracadabra e rospi incoronati

e ali di angeli che fan paura,

non dico niente ma respiro

per la luce che mi mostri.

Mi insegnasti a camminare

fra i draghi di notte

e cavalli nei sogni,

a cantare che volevo

a squarcia gola

e pizza express

e dipingo coi colori

che so volere

la me che odio a più non posso.

Sono meglio di quello che pensavo

mentre articolo ghirlande di parole

ché son felice di sudare

quando dico

che amo, quando

Grazie a me,

conosco suoni

e non andare

rimani sempre

finché rimani.

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