parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: luglio, 2013

Subaffitto spese escluse

Il mio cuore ha le sbarre
e un bel panorama.
Così ti dissi quando capii che
t’avrei perso.
Volevo istruirti su che fine avresti fatto:
ti spiegai tutto.
Non capivi perché insistevo
sulle ore d’aria e il rispetto dei turni,
sui pochi diritti allo sciopero e le ferie anticipate.
Saresti stato in gabbia
rimanendo libero.
Ma abitare un cuore non è una cosa melensa
da romantico disoccupato?
mi chiedevi,
ma io lo subaffitto, ti rispondevo.
Per questo sarei un mecenate dell’amore?
No, mi dicevi
co gli occhi.
Te ne sei andato:
guarda il mare,
guarda che calma, e il cielo?
Lo vedi il cielo?
Puoi tornare dentro,
ché per oggi ti ho fatto uscire troppo.

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Salutami alla stazione
quando sarò partita,
aspetta con la mano che arretra
piano, e ti cercherò al di là del finestrino,
ché so che ci sarai.
Col sorriso sospeso,
Mi dirai che tornerò
e tu lo sai.

la stazione

Bocca

(Shakti: energia)

 

Mi piace la mia bocca,

la cavità che la rende tale,

i tessuti porosi per sapori

forti,

e il piacere che cede sulla lingua,

sì, cede.

Mi piace quando sente,

mi piace quando no

e pare che non senta

e invece avverte il male.

Ci nascondo le parole,

quelle appena concepite,

sulla punta della lingua e,

la saliva le cancella,

nei sapori di ricette

scombinate,

prima che la luce,

continui a negarsi

e a superar simposi.

Amo la mia lingua,

e mi disgusta chi non sa

che l’acqua dà la vita e

dopo spegne,

e non sarebbe dolce

se fosse solo

il rovescio della morte.Image

Non cantare, O Musa.

Non cantare, Musa, ti prego

che ieri ho bevuto e

mi fa male la testa.

Ti sento lo stesso se parlerai piano,

e tenderò l’orecchio,

quanto mi piace tendere l’orecchio,

che non è origliare.

Ascolterò cos’hai da dirmi,

ascolterò se lo dirai non per dirmi,

che lo so che il mondo non ascolta,

ma sì dai, si può sentire altro.

Ma tu vieni a trovarmi o Musa,

ti farò entrare,

e se non ti offrirò da bere,

non te la prendere: ascoltami magari,

che forse potrei parlarti dei miei dei,

più imbecilli dei tuoi, più sfacciati e rozzi;

mi daresti consigli o musa,

senza parlare, ché le parole

anch’io non le sopporto.

Sei troppo dolce a volte, o musa,

e lo so che canteresti soave, ma non mi va

proprio adesso che sono come quei tedeschi

romantici e duri, col cuore forte,

che piangono e sembrano odiare.

Poi la Terra è un pianeta stupendo,

e gli aggettivi giganti li impariamo da subito,

come se le misure non avessero tasse,

ma solo corpi da far esplodere:

straordinari di feste sul vago e

e male di vivere,

ché soffrire d’inedia, sembrerà diverso

dall’ordinario, che rotola.

E costruimmo ruote, e forni a legna,

e ferrovie, anche per dirci addio,

ma farlo in freImagetta, con la legna che brucia

e una pizza croccante.