parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: maggio, 2013

Burlami stupido

Voglio fare uno scherzo perché 

mi va di scherzare, 

voglio fare uno scherzo,

così, senza pensare.

 

Rido io 

ché m’è più naturale,

ridi tu,

che non sai mai che dire.

 

Voglio prendere parte

alla beffa più buffa che so

senza parte, né arte

faccio finta che t’amerò.

 

Rido ancora di più,

con le lacrime stupide e belle,

ridi tu,

e consulto le stelle.

 

Voglio fare una burla

vorrei farla anche a te, 

e già lo sarebbe solo a pensarla

come l’estate col freddo e maggio col thè.

 

Per sempre, come il tempo.

Ho guardato di nuovo un film

che guarderei sempre, per sapere

 che è sempre così che vorrei esser  felice.

Io sarei la forte e tu quello da tirar su,

ché c’è vita, bellezza dopo le cose che non sai

i versi che scrivi e i tatuaggi che non conoscerò mai.

Salvare è l’unica cosa che conta,

e c’ho provato a carezzarti la testa,

asciugarti le lacrime che non piangi,

ho provato a cantare con te,

e a sentirmi di nuovo importante.

Ma tu,

mi hai guardata, capita,

e poi dimenticata,

proprio quando mi avevi salvata.

 

L’otto di Maggio

Ubriacami

Di pioggia d’agosto,

Di spot televisivi,

Di registi visionari

E di poesia.

Che sia brutta,

Che sia bella,

Come la mattina senza trucco,

E il sapore prima del caffè.

Ubriacami,
Ma non di te.

Ubriacami, ché sarò allegra,

Ubriacami di presenza,

Ché non sarò triste.

Ubriacami di sussurri, senza senso,

che poi sarà facile

non cercarlo più.

Oppure musica tu, altra musica io.

Tra la gente ci son sogni che sono addendi

come i sentimenti eterni, infiniti:

folla indistinta davanti alla vita,

che non è il mestiere che fai,

le parole che dici, le cose che compri.

Ho visto una ragazza obesa, vestita di rosa

ridacchiava disgustosa e volgare,

timida davanti all’amore.

Vorrei scegliere la musica prima di morire,

come faccio ogni volta che ripasso gli errori,

gli inciampi dei giorni, e le cose belle

e tu che esisti,

fuori da me.

Ti ho visto nascere in un adagio in levare,

sorpresa di un oltre dopo la fine,

ma saresti scappato, come a cercare

quel battere per ricordarti del tempo.

Sarebbe bello capire, un giorno

che la svolta è la chiave:

potrei fare il riccio del basso e tu i due punti.