parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: aprile, 2013

Cazzo che pezza!

Ho paura dei nasi,
Ho paura di rifare il letto,
Ho paura di impegnarmi
E di morire di inedia.
Ho paura del corpo,
Ho paura del pensiero,
Del ricordo e dei dettagli.
Ho paura dei colori,
Del nero, del blu rilassante
E una paura banale
Del futuro.
Ho paura di camminare,
Di guidare in città,
Ho paura persino di perdermi.
Ho paura dello smalto mangiucchiato,
Del tempo che passa nelle stagioni
e nei pesantissimi istanti
Che li senti che non ce l fanno a passare.
Ho paura della coca cola, della cellulite, delle lacrime e della crudeltà.
Ho paura di ballare,
quelle canzoni che non si ballano
Che se respiri, poi non senti
Che sai anche morire.

Inno

Facciamo festa ché siamo capaci,

siamo contenti non per non invecchiare

lasciamo le scuse, togliamo il controllo

cambiamo i giorni,

ché la primavera ci trovi

ché gli altri son belli e

non bisogna difendersi:

ricuciamo le toppe

ché per il tempo sbadato c’è un tempo

lontano.

Salutiamo ridenti

Ché il broncio fa male

e pure Baudelaire si sbellicava, lo so.

Non facciamoci male

ché è il peggior boomerang

e chi dice il contrario usa il prozac.

Siamo coerenti a noi,

per spostare dentro i colori di fuori

ché l’estate non è un motto

ma una stagione presente.

Ho visto tanti correre dietro alle mode dell’anima,

peccando col corpo

e mi sa che son quelli coerenti, solo

 alle proprie paure.

Touch (seconda stagione)

Troncami le dita se scrivo un’altra poesia su di te.

Che poi in quel caso dovresti raggiungermi,

immobilizzarmi e farti coraggio e troncarmi le dita.

Sarebbe difficile se ti vedessi, incrociare il tuo sguardo

sarebbe già diventare un’altra.

Un’altra t’avrebbe rivisto con i miei occhi,

sì quelli vorrei tenerli.

Fatti oblio se la mia mente ti colloca tra i miei pensieri,

defibrillatore se il cuore s’attanaglia come la paura

prima e dopo averti conosciuto.

Smaterializzami se cerco ancora il tuo corpo,

né per smania né per pudore di un nuovo pudore

continuo a farlo.

Cancellami la memoria come la vestale di Pope

che è dimentica del mondo;

la memoria dei sensi

ché scoppierò per  i ricordi che contengo.

Nemmeno  li catalogo

incoerenti al mio solito disordine: sono lì,

uno dopo l’altro.

Puoi esser culla, a fasi alterne

a intervalli irregolari e gap generazionali

cosicché ci sia sorpresa

mentre aro le stagioni

pesante come buoi e il loro giogo,

leggera come pioggia londinese.

Buon Compleanno

(sei così orgoglioso che non capisci gli avverbi)

Buon compleanno

                                             è l’augurio più insignificante che possa esserci.

 Allora “Buona giornata”,

perché  tu,

 sia felice oggi.

O  “Buona serata”

                perché tu stia bene ‘stasera.

 “Buon giorno”:

solo Il coraggio di un buon inizio.

                                               Buona fortuna!

            e mi viene da ridere del mio fatalismo.

Ma non se ne esce facilmente

anche perché

                                                                           Califano è morto,

il tempo piccolo, adesso, è ancora più finito

e tu sei diventato traccia

profondamente lieve.

Mi verrebbe un distaccato e nostalgico “buone vacanze”

ma quello giusto è

                                                                     Buon compleanno.