parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: gennaio, 2013

Favole per adulti

Scusami se certe volte piango,

scusami se “certe volte” poi diventa “spesso” .

Immagino le lacrime come polvere di stelle,

che poi la polvere è quando scoppiano,

Che brutta fine povere stelle.

Scusami se mi scuso, quando mi viene da piangere e

Poi lo faccio.

Quelli della tv sono dei geni del male, penso,

Che montano su, certi palinsesti

e certe sere devi per forza piangere.

Stavolta proprio non ne volevo sapere di piangere,

la cronaca no, su quella non ci piango.

Poi è arrivato il giorno in cui tutti ricordano,

che lo senti che è quello in cui ricorderai di aver ricordato.

Ripenso alle stelle che, pensandoci bene,

 nascono dai loro scoppi giganti,

e vorrei non scusarmi se piango.

Puoi scusarti tu, se vuoi

 per non avermi asciugato.

Voi tutti, che adesso,

oggi,

non avete ricordato.

Io mi libero ma tu guarda che sole.

 

Ho fatto la spesa,

e ritirato la patente che mi avevano rubato.

Ho scampato una multa al centro storico,

portato a spasso il cane.

C’era il sole e ho rischiato d’esser felice.

Ho provato a studiare,

senza l’ansia dell’interrogazione

e ci sono riuscita,

ho  raccontato la storia di un film

a colazione.

C’era il sole e ho ripensato

al maggio odoroso,

quando io solevo così, menare il giorno.

Si son fatti leggiadri i miei studi,

finché non ho ricordato,

un brutto ricordo,

di me che ti scrivo per l’ultima volta.

Allora ho pensato fosse l’ora di una concessione:

io mi libero, ma tu

guarda che sole.

allagamento frizzante

Ho trovato quella canzone

Che mi facevi ascoltare e piangevo

Dentro, perché di gioia non avevo più pianto.

L’ho trovata scavando tra le piaghe,

le pieghe erano intatte,

e tu sempre a cantarmela.

Ho deciso che la memoria è selettiva,

oggi più del solito,

più che nella psicologia.

Non avevo rimosso,

solo riposto, al sicuro.

Continua a esercitarti in matematica,

o qualcosa co i numeri,

che quella danza sia un ricordo

tagliente.

Le nuvole sono bianche,

prendi  l’appunto.

Ho il cuore che esplode

Come l’acqua frizzante

Che feci  esplodere in cucina.

L’Amore ha il podio di una guerra

(Questa è ispirata. La dedico, oltre che agli amori, anche e, forse soprattutto ai miei amici teatranti: il teatro ha riportato alla luce quello che ognuno di noi aveva tentato di seppellire).

 Dammi uno schiaffo.

Tirami un calcio.

Poi cado per terra.

Posso piangere

o non respirare,

dimmi quello che vuoi,

io lo faccio.

Portami su, ché riprovo a volare,

e ricordami una gioia,

una soltanto.

Oggi non posso fingere

che un giorno, ho rinchiuso un amore.

Riesco a contare i batteri sul cuore,

e a convincermi che la felicità abbia pudore.

Ma non credo più a niente,

solo oggi, lo giuro.

L’amore vero ha la cronologia che vuole.

Quante altre albe dovrò vedere?

mi chiedo,

quante coperte dovrò sudare

per togliermi la febbre del freddo

dell’ultimo amore?