parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: dicembre, 2012

Spaghetti alle cinque.

(A volte, raramente, scrivo per commissione. E sono felice se rendo felice. Questa non è dedicata a un’amica ma è “per” un’amica)

 

Una rondine non fa primavera

E il tramonto di oggi fatico a chiamarlo “principio notturno”,

Tant’è che la meraviglia esala dallo specchietto retrovisore.

Le allodole cadono lente,

e mi hai reso migliore.

 

Le notti brave a far niente.

Loro incapaci, io no.

Faccio la cassa dei miei respiri

Perché il corpo è tempio,

ora lo so.

 

Mi  sono offerta da bere,

che a volte, gli altri, i tempi,

li sbagliano sempre.

Lasciami dormire ora che ho sonno.

Dammi un segnale, uno soltanto.

 

Fa’ che la rondine annunci la primavera

Io ce la posso fare a sfatare i proverbi:

rovescerò la abitudini più radicate.

Sono talmente nuova che oggi ho deciso:

sto bene,

Spaghetti alle cinque.

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La mira

Ricorrere, voce del verbo

Tormento.

Torni a darmi la caccia,

e strappi via quel che resta a questa gola.

Se solo mi avessi lasciato le corde vocali

Adesso potrei mandarti almeno a fanculo.

Le cose riportano indietro altre cose

Ecco perché la memoria è disordinata:

te ne sei andato prima che riuscissi a piegare i miei panni.

Non avevo capito

il significato del furto subìto.

Di furto ne ho avuto un secondo.

Mi consolasti poco una volta,

figuriamoci adesso

che manchi

la mira.

Sii felice (con riserva)

Se ti uccido, che vinco?

Fossi Aladdin avrei in cambio

tanti cammelli

E vesti colorate.

Sarei araba

e mi confonderei col fascino d’essere indiana.

Se tu invece fossi, che so, una stella

potrei chiedere a un bambino fin dove arriva l’universo

e insegnargli a rispondere “fino al cielo, senza le stelle”.

Se fossi un animale della foresta

ti chiamerei con un nome specifico,

uno di quei nomi scientifici

cosicché sarebbe difficile farti ricordare .

Se tu restassi tu,

beh, finché questo mondo è giusto, sulla carta

la morte non potrei dartela:

ti augurerò quindi di poter esser felice

solo

se sarò felice anch’io.

Cerco il Messico, domenica.

Multitasking nuova frontiera,

abbatte  distanze,

quelle dei mesi.

Arriva il giorno in cui si ribella il telefono,

ricorderai parole e

sarà ora di dirle.

Quel giorno c’è.

Cade regolare

più dell’organismo.

Non vorrei dirlo ma ho perso qualcosa.

Mi hai fatto capire il “cosa”.

Imparerò come

scrivere un’altra vignetta.

Ti disegnerò delle bollicine

Perché tu pensi.

Ci penso io a dire.

Sarà un fumetto a colori,

perché la bile si capisce se

è verde.

L’edicolante ha detto in giro

“non uscirà più”.

Faceva caldo,

campavo di quello.

Zodiaco titolare

Quando gli astri si allineeranno,

quando imparerò a fare i tarocchi

invitami per un the’ ,

avrà il gusto del gelsomino.

Quando ci saranno ancora i parchi

e rimarrà almeno una panchina,

dandomi la mano

farai l’acrobazia di starmi vicino.

Sarà un pomeriggio nel segno del Leone

col sole più nascosto.

Dividerò i raggi con la panchina,

e appoggerò i desideri sulle tue gambe.

Sarà come stare a Brick Lane:

sdraiata, seduta, seduta, sdraiata.

Allora tatuami l’amore immenso come il cielo

e fa’ che sia più dolce il prossimo novembre.

Sincronizzeremo gli orologi

perché il tempo sarà giusto e non sbadato.

Incideremo le paure e firmeremo questa fede

senza un graffio sul legno, che poi rimane.

Disegnerai il futuro coi colori usati e il temperino nuovo

e mi invoglierai senza sembrar poeta.

Io rimarrò per stare senza voler strafare

e sarò sazia se mi darai del pane.

Errata corrige.

Ho pensato di voler morire.

Ho riflettuto su come organizzarmi:

Morire e poi… Poi niente

ché son già morta.

A quel punto la distrazione ha vinto

e più che alla morte ho pensato a una vita dopo, alternativa.

L’ho creduta diversa

perché ero già morta:

ma poiché le parole le ho sempre sfinite,

sembrava d’obbligo declinare vita e morte

prima delle due seppur antitetiche dipartite.

Cominciamo da capo.

Quando ho pensato di voler morire,

credevo di non aver più nulla da perdere,

né niente da spartire.

Poi, ho pensato che andavo errato,

perché a te t’avrei perso

prima ancora

d’averti conosciuto.