parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: marzo, 2012

Quel codardo di Pie’ veloce

Ricordi quella volta e quel gioco che mi facevi fare

Di leggere per raccontare, rappresentare, suggestionare?
io mi ricordo che avrei voluto scappare se avessi potuto

Rammendare l’integrità che spariva da quel mio vissuto.

 

Non era bello che ti prendessi gioco della mia libido

Che continuassi a inferirti colpi per puro sadismo scondito.

Giocavi a freccette con l’aria da novizio novello

Che si liscia la tunica e si pulisce il cervello.

 

Schifavo le arsure, l’afa e i morbi provinciali

Perché avrei amato i classici, sì quei maiali!

Non scattavo foto per collezionare ricordi esemplari

Cazzi miei se uso gli smart phone come telefoni cellulari.

 

Mi trattavi da roditore di tempi desueti

E scodinzolavi alla volta di pomeriggi allungati.

Dovevo dirti prima che non mi piaceva affatto

Avevo l’ansia scaduta e il sorriso autonomo da stregatto.

 

Non svuotarmi sopra desideri made in china

Piuttosto sbatti le fibre per distenderti l’anima

E metti il broncio quando mi guardi

Così rido io davanti al re degli infingardi.

 

Canterà a me il pelide Achille di colei che dea fingeva d’essere

Incantatrice dei sordi dall’ingegno a punti , col carattere incolto e i capelli pure.

Stàmpati quell’immagine nella tua fantasia da soap opera

E decantati l’amicizia, l’unica cosa che (veramente, nella vita, immensamente) DURA.

 

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Alla Fiera di Maggio

 

Avresti messo un fermo a questo cuore a scoppio

pensai, ché avresti usato cose più dolci dell’oppio.

Mi avresti insegnato ad andare in bicicletta lontano

Lasciando che imparassi a correre piano.

 

Avresti attraversato intere valli incantate

Anche sapendole dall’afa inondate.

Saresti andato a bere a una piccola fonte dal sapor del grano

Dicendomi che quella notte non avrei sognato invano.

 

Poi ho pensato al giorno che t’avrei incontrato

E quanto normale sarebbe stato;

al viaggio delle cose, della natura e della gente

e a quell’amore che sarebbe stato incessantemente.

 

Quando sono triste penso di star male

Non mi ricordo che venivi e tutto mi sembra malinconicamente uguale.

Poi ricordo che ogni volta comincio a inventarti

E poi mi alleno, pensando di innamorarti.

 

Immagino un grande funerale con la festa e i dolcetti

In cui al confronto sono noiosi quelli vivi di affetti:

mi manca qualcosa nella giostrina del creato

forse un cavallo a dondolo col cavaliere amato