parlaebasta

"Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta è solo lo spettatore perplesso"

Mese: ottobre, 2011

kinder.

Non ho mai amato i cartoni animati

Semmai quelli tristi, coi personaggi emarginati.

Mi vergognavo a salutare e mi si immobilizzava la lingua dietro a denti

Sbuffavo sempre davanti a “vissero tutti felici e contenti”

Ero ansiosa, insistente, disarmante

Piccola, piccola, gentile e  dal cuore grande.

Facevo a cazzotti con la matematica

E l’italiano l’ho imparato un po’ a fatica.

Sapevo guardare i caratteri della gente

pure delle maestre, ma niente:

tutti più svegli, con la voce più alta, più acuta

come se che chi non usa la lingua fosse muta, non astuta.

Ho imparato a vedere i film, e anche i cartoni animati

Come se mi fossero sempre piaciuti.

Ho imparato molto bene a parlare

Come se non avessi mai avuto nient’altro da fare.

È vero, nessuno adesso mi definisce una chiacchierona

E ho imparato a scrivere, come se fosse solo una cosa buona.

In pochi sanno le parole che ho dentro e  le immagini che sento

scelgo di amare troppo e  male, per farne l’unico tormento.

Sono rimasta come allora, non mento

Più forte, sì, e riesco a dire quello che sento.

Ritorno co la mente a quella volta che mi sporcai di colla liquida

Ed è forse anche per questo che non ci sono nata languida.

Ricordo i pensieri nobili e l’imbarazzo per timidezza,

le lacrime di animo fragile e mio padre che mi accarezza.

I discorsi degli adulti che mi piaceva ascoltare

E il peso adesso di un non saper fare.

L’idea era diversa all’inizio di queste righe

Adesso si è aperto un cuore e sono crollate parecchie dighe.

Stavo mangiando cioccolato kinder e mi è venuto in mente

Che io da bambina mangiavo solo cioccolato fondente.

M.

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E’ un inizio anche se non è un inizio buono.

Mi sono persa tra gli anni, tra tutti i pensieri che alla fine di un periodo più lungo mi tornano in picchiata sempre in mente. Mentre sto per addormentarmi, mentre sto per studiare, mentre studio e quando mi sento sola. Parole abusate tra queste righe, come queste “parole abusate tra queste righe” eppure mi sento bambina, e mi vengono le rughe dal dolore, dall’angoscia e non trovo parole più lievi per esprimerlo.

Ho 22 anni, e basta, il resto continua a restarmi a margine. Ascolto canzoni per credere che il mio mondo sia un po’così, esteticamente bello, sofferente ma bello. Poi torno nel mondo reale e sento di non avere molto. Sto studiando per poter scrivere, un giorno, quello che voglio, ma è difficile per quelli felici, figuriamoci per me che decido di mettermi a dieta e poi mi faccio venir fame dall’ansia.

Poi mi incazzo con quelli che ficcano l’amore ovunque, ma alla fine, è solo perché loro probabilmente c’hanno capito qualcosa di più me.

In realtà non è così che avrei voluto iniziare questo blog: c’è poco stile, poca testa, poco di me.

Mentre è in voga il precariato, sì, mi sento precaria e l’unico vizio di cui mi vizio è il caffè (e questo fa sempre meno intellettuale).

Né un Gulliver, né l’Albatros , né Napoleone: mi sento come Silvio Muccino in “Come te nessuno mai” (senza zeppola) e se lo disprezzo un po’ è solo perché vorrei smetterla di somigliargli.